No, così non si può. Questo campionato è cominciato come è finito il teatrino dello scorso anno.
Il problema più grande si chiamava e si chiama Rudi Garcia. Il mister non si è ancora ripreso. Per di più anche le dichiarazioni del dopo partita sono state all’insegna delle scuse accampate anzichè dell’autocritica. Frasi come “Sarà dura per tutti fare punti a Verona” fanno venire il latte alle ginocchia. E le diceva pure Sonetti 30 anni fa, ma almeno costava meno.
Qualche settimana fa avevamo auspicato un cambio di marcia da parte dell’allenatore. Speravamo che l’estate avesse attenuato il grigiore. Macchè..
Pronti via si è ripartiti col solito 4-3-3 e, oltre ai due nuovi Dzeko e Salah, il redivivo Gervinho. I primi due (per fortuna) non parlano la lingua calcistica dell’ivoriano. Al posto di Gervinho sarebbe stato meglio un giocatore con intelligenza tattica, cosciente che in un tridente siffatto non sarà mai lui la stella, ma ugualmente prezioso. Uno alla Iago Falque, umile e capace di lasciare il giusto spazio agli altri due. Non un arruffone che incespica su sè stesso e intralcia le giocate degli altri. Oppure perchè non cambiare modulo. Dzeko-Salah e Pjanic a sostegno. O un 4-2-3-1. Anche perchè, altro serissimo problema, tre attaccanti presuppongono un super mega lavoro per un centrocampo senza ricambi col solito fiacco De Rossi (o nonno Keita) e Nainggolan-Pjanic ai lati. In panchina il nulla. Perchè Ucan e Paredes non esistono per Garcia. Non parliamo della difesa. Reparto con i giocatori contatissimi e mille incognite. Peraltro senza la dovuta copertura del resto della squadra è tutto ancora più difficile.
Un capitolo a parte lo meritano i 10 minuti finali riservati a Ibarbo anzichè a Totti. Avevamo tollerato la conferma del colombiano solo come lasciapassare per l’acquisto definitivo di Nainggolan, non pensavamo che lo avremmo anche visto in campo, preferito al Capitano o a Ljajic.
Nella Roma c’è purtroppo molta confusione. Non è possibile che un giocatore praticamente ceduto (Gervinho) ora torni ad essere un titolare inamovibile. O prima era stato sistemato sulla scaletta dell’aereo a dispetto dell’allenatore. Quello che abbiamo visto oggi a Verona conferma quello che era il presagio più scoraggiante, ovvero che Garcia fosse rimasto per convenienza e non per convinzione. Sua e di chi gli sta intorno, dalla società ai giocatori.
Aveva rimesso la chiesa al centro del villaggio, Garcia. Ora sarebbe il caso che cambiasse musica. Altrimenti sbrighiamoci a cambiare il direttore d’orchestra.
L’unico elemento positivo di questa serata è che agli albori della stagione 2000-2001 chi scrive auspicava l’esonero di Capello dopo l’eliminazione dalla Coppa Italia. Magari finisse a maggio 2016 come finì allora..
Dario
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Mancano pure parecchi musicisti per completare l’orchestra. Non è sempre e solo colpa del direttore