Szczesny 6,5: l’impronunciabile polacco conferma la sua altalenante fama: tre paratone, due leggerezze e una disinvoltura nel palleggio con i piedi riguardo alla quale Manolas gli farà al più presto un discorsetto.
Florenzi 6: È semplice: ottimo quando spinge, in apnea quando difende. Purtroppo non bastano corsa, tecnica e commovente generosità per trasformare un ottimo esterno in un ottimo terzino. Il jolly con cui pesca il pareggio non cancella la sensazione che, se sarà lui il titolare a destra, a destra ci sarà parecchio da soffrire.
Torosidis 5: Si ingobbisce col consueto impegno e la consueta mancanza di grazia, fino ad addormentarsi sul gol. Inutili i suoi generosi tentativi di risveglio per l’assalto finale, quando per incidere avrebbe bisogno di quelle qualità che madre natura gli ha negato.
Manolas 6: La solita affidabilissima roccia quando deve togliere il pallone agli altri, clamorosamente più legnoso quando passeggia con la sfera tra i piedi. D’altronde, sapesse anche impostare sarebbe il numero uno.
Castan 5,5: Era la grande domanda della vigilia: quant’è distante questo Castan dal Castan di un anno fa? Impreciso nell’impostazione, meno reattivo nei contrasti: per pensarlo come inamovibile cardine per tutta la stagione serve un certo sforzo d’ottimismo.
De Rossi 6: Eternamente sotto ritmo, sporca palloni su palloni, e non sempre solo quelli degli avversari. Sfoggia però tutto il suo talento difensivo salvando sulla riga un colpo di testa a Szczesny battuto. Troppo poco per il calciatore più pagato della serie A.
Pjanic 5,5: Ora che il Capitano ha fatto un passo indietro, è sul suo talento che la squadra si appoggia. Da Mire non ci si aspettano passaggi facili, ma sarebbe sensato che non li sbagliasse tutti. Nel suo primo tempo da schiaffi, il principe di Bosnia perde palloni e constrasti con principesca indifferenza. Dopo lo svantaggio scende finalmente in campo, sfiorando il gol in tre occasioni, in un mix di sfortuna e mancanza di sangue freddo. Sveglia.
Nainngolan 6: Il solito lottatore instancabile. Contrasta e riparte senza mollare mai, marchio di fabbrica di tutta la sua carriera. Peccato che oggi, su un campo comunque pessimo, la qualità delle sue giocate è sotto lo standard.
Salah 5: Dà la sensazione di voler e poter spaccare il mondo. Per oggi non spacca niente e nessuno, limitandosi a qualche innocente accelerazione, a tanta generosità e ad ancora più confusione. Da lui ci si aspetta obbligatoriamente di più.
Gervinho 4: Apatico, spocchioso, il disordine in persona. Più dannoso che inutile. Porta in giro le sue treccine dando sempre la sensazione di fare la scelta sbagliata nel momento sbagliato. Come sia possibile che resti in campo per 82 minuti è un mistero vero.
Dzeko 7: Semplicemente di un’altra categoria. Pur restando a secco, mette in mostra per almeno un’ora tutto il suo repertorio: fisicità, tecnica, genio calcistico. Protegge palla come un centravanti anni settanta, la smista con classe da trequartista, recupera palloni con grinta da mediano. La Roma ha finalmente il suo top player.
Dal 65’ Keita 5,5: Entra al posto di De Rossi col compito di velocizzare la manovra. La giocata gli riesce una sola volta, ma con la squadra sbagliata. Meno lucido e preciso del solito.
Dal 65’ Iago Falque 6: Garcia gli concede solo mezz’ora e lui si getta nella battaglia senza risparmiarsi. Recupera il pallone che dà il via al pareggio giallorosso e in generale fa sempre la cosa giusta, confermandosi il più in palla tra gli esterni in rosa. Se gli altri non si svegliano sarà difficile tenerlo fuori dall’undici titolare ancora a lungo.
Dall’82’ Ibarbo s.v.: Garcia gli concede solo otto minuti, comunque troppi, che l’ex cagliaritano sfrutta regalando il suo pezzo forte: l’inciampo sul pallone.
Mister Garcia 5: Parte con un 4-3-3 che può diventare all’occasione un 4-2-3-1, a seconda dei movimenti di Pjanic. In entrambi i casi la squadra gioca però sotto ritmo, spesso lunga e sfilacciata. Giro palla troppo lento e movimento senza palla deficitario, per larghi tratti si soffre dietro senza essere pericolosi davanti. La gestione dei cambi, poi, è quantomeno cervellotica: Totti in panca e Ibarbo in campo sono scelte che fanno male al calcio.
Valerio
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Probabilmente bisognerebbe puntare di più su Falque. Pjanic andrebbe preso a schiaffi almeno ogni 10 minuti
D’accordissimo su Falque. Di certo è quello che si muove e pensa meglio da esterno.