Premessa. Non siamo “nostalgici” del (quasi) ventennio sensiano. Abbiamo la riconoscenza per chi c’è stato, ma siamo coscienti che se non fosse arrivata questa nuova proprietà forse ora della Roma si parlerebbe come del Parma. Perciò certi discorsi nostalgico/negazionisti sono inutili. Questo tanto per chiarire.
Essere romanisti significa certe cose. Non è una frase fatta quella che uno scudetto qui vale come cinque scudetti della Juve. Lo sappiamo bene che essere della Roma significa sofferenza. E’ sempre stato così. Anzi, per i nostri papà forse è stato anche peggio. Loro hanno addirittura vissuto la Rometta. Forse questa sofferenza che abbiamo nel nostro dna è addirittura un motivo d’orgoglio; quante volte vi sarà capitato di dire “se volevo vincere sempre ero della Juve”. Quindi con questo preambolo di che vogliamo parlare? Va bene tutto o quasi, no? Una volta si vendevano Spinosi e Capello ventenni, adesso si pensa di comprare Dzeko. E allora che vogliamo?
Vogliamo non dover sempre scegliere, non avere un costante bivio davanti. Non poter mai sognare senza freni. Se sogni Dzeko, sai che va via Romagnoli. Se compri un esterno alto, ti prepari ad un pellegrinaggio al Divino Amore per raccomandare la cartilagine di Maicon alla Madonna perché a destra, dietro, rimani come stai. Anche quando si parla tra amici e colleghi non si fa mai un discorso globale. I discorsi che si fanno sono sempre del tipo “Ma tu preferisci Dzeko o un terzino?”. “Investiresti su un esterno alto o un portiere titolare?”. E’ un esercizio impegnativo, faticoso. Ci brucia i neuroni ancora prima che inizi il campionato.
Per carità, prima era anche peggio. A tratti anche molto peggio. Però nessuno ci aveva detto che dovevamo iniziare a pensare in grande. Che il nostro riferimento era il Barcellona. Che entro cinque anni avremmo cominciato a vincere. Che la Roma non ha bisogno di vendere per comprare. Ecco, bastava che ci dicevate che sì, si poteva stare meglio, ma senza esagerare. Almeno finchè non ci sarà lo stadio. O forse bastava anche non dire niente. Noi lo sapevamo già che significa essere della Roma.





