Scusate se torno sull’argomento, ma non mi passa.
Vorrei essere come la società Roma, che ingoia questi risultati e continua a sorridere rinnovando, ma solo formalmente, una fiducia che non c’è ad un allenatore bollito.
Così, rimuginando sul declino di questa squadra, mi è tornato in mente come stavamo circa un anno fa, prima di affrontare il Bayern e subire quella epocale scoppola in Champions. Eravamo forti. Anzi, ci sentivamo forti, più di quanto lo fossimo veramente. Solo la superbia, a ripensarci, è rimasta la stessa. Un anno fa credevamo di poter competere con le grandi d’Europa, e fu così che il botto lasciò strascichi mortiferi. Mercoledì scorso credevamo di passeggiare a Borisov, contro una squadra meno forte di noi. Ed è successo quello che sappiamo.
A ripensarci una cosa è sicuramente cambiata, cioè la considerazione che abbiamo noi adesso di questi superboni. Dopo l’1-7 col Bayern ci fu il famoso “Vinceremo il tricolor” sotto la curva, adesso dopo la sconfitta di Borisov chi intonerebbe più quel coro? E’ incredibile come la percezione del momento Roma sia molto più limpida nel tifoso che nella società.
Una società di giapponesi più che di americani. Asserragliati nella foresta ad aspettare che la guerra finisca. Beh, la guerra da mò che è finita.
Chiedo ancora scusa per la depressione di queste righe. Io, però, lo chiamo realismo.
Dario
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