Frosinone – Roma 0-2: le pagelle

Posted on set 13 2015 - 12:48am by Valerio

SZCZESNY 7

Peccato che la quantità di consonanti gli precluda quel coro personalizzato dei tifosi che comincerebbe a meritarsi. Sicuro nelle uscite, rilassato con i piedi, perfetto tra i pali: cosa gli si può chiedere di più? Come contro la Juventus usa ancora la manona destra per sbattere lontano un pallone destinato al sacco. Il dato preoccupante semmai è un altro: contro il Frosinone non doveva essere il nostro portiere il migliore in campo.

FLORENZI 6,5

Ha raccontato Garcia di averlo messo sotto con gli studi: dvd, analisi tattiche e movimenti in campo per diventare il terzino destro che Maicon non è più. Ale come sempre s’impegna con una generosità e un concentrazione che, l’avessero tutti i suoi compagni, oggi al Matusa si sarebbe passeggiato. Mezzo punto in più per il gesto tecnico con cui colpisce il legno e per essere riuscito a non mettere le mani addosso al suo evanescente compagno di fascia.

MANOLAS 6

Il solito leone quando difende, il solito struzzo quando imposta. Si avventura due volte palla al piede fuori dall’area e i risultati sono come al solito catastrofici. A difesa del fortino, però, vale per due.

RUDIGER 5

Era la prima partita, in una squadra nuova e dopo un’operazione al ginocchio. Però, diciamolo, pensavamo meglio. Approssimativo nei disimpegni e timidissimo negli anticipi, quello che preoccupa è una carenza tecnica che in certi frangenti ha fatto apparire Manolas un fine giocoliere.

DIGNE 5,5

Dopo la solida e intraprendente prestazione contro la Juventus, il francesino comincia a capire la sofferenza delle italiche province. Sul campaccio più stretto della serie A, soffre più di altri la mancanza di fluidità della nostra manovra. Siccome però è un tipo sveglio, passato il primo quarto d’ora ripone il fioretto e gli dà di sciabola. Mezzo voto in meno, però, per la leggerezza con cui regala ai ciociari un rigore che il sempre pessimo Gervasoni non vede.

DE ROSSI 5,5

Sonnacchioso, fluttua tra difesa e centrocampo col consueto passo appesantito e l’espressione eternamente guerriera. Recupera qualche pallone, ne sporca tanti, ne perde abbastanza: la sensazione è che lui stesso abbia ormai cominciato a vedersi come difensore centrale.

KEITA 5,5

Incartato in un ruolo non esattamente suo, centrale di centrocampo in coppia con De Rossi, il professore mette troppe volte a repentaglio la cattedra perdendo qualche pallone di troppo e sballando in più di un’occasione l’uscita in pressing. Solo la spropositata saggezza tattica gli permette di tenersi a galla nei momenti più difficili.

GERVINHO 4

Il migliore in campo: per il Frosinone. Semplicemente inguardabile in tutto quello che fa, riesce nell’impresa di non azzeccare mezza giocata in novanta minuti. Impalpabile sia in attacco che in difesa, ha il raro dono di abbassare il livello di gioco di tutti quelli che gli gravitano intorno. A vederlo così viene voglia di organizzare una Coppa d’Africa anche per il prossimo gennaio.

IAGO FALQUE 6,5

Il più in palla per distacco. Rapido, versatile, intelligente. Attacca e copre, aspetta e affonda. In un primo tempo da sonno è l’unico che riesce a inventare: prima un assist che Dzeko non appoggia in rete e poi il gol del vantaggio, un mix di scaltrezza e circonvenzione d’incapaci. Nel secondo tempo, quando c’è da far legna, mai una volta che si tiri indietro. Tutti, al momento della sua sostituzione, ci siamo fatti la stessa domanda: Ma perché?

TOTTI 5

La grande domanda della vigilia era: possono giocare insieme Totti e Dzeko? Al Matusa la risposta è suonata inappellabile: No. O, a voler essere ottimisi: Non ancora. Quel che è certo è che il Capitano incappa in una delle rare giornate-no della sua carriera. Lento e impreciso, suda nel cercare posizione e idee buone, non trovando mai né l’una né le altre.

DZEKO 5

Sarà l’assetto tattico, sarà l’assenza dell’amico Mire o sarà il passaggio emotivo troppo brusco dalla Premier al Matusa, fatto sta che il gigante bosniaco stecca la sua prima prestazione con la nostra maglia. Lento di idee e di gambe, manca l’appuntamento con il gol su assist di Iago e conclude male le uniche altre due occasioni che gli si presentano. Oh, capita anche ai Top.

(dal 57’) NAINGGOLAN 6,5

Quando entra la Roma è nel momento di maggior sofferenza. Lui si piazza nella sua zona di competenza – come sempre ampissima – e comincia a strappare palloni e ripartire. Risultato: a cinque minuti dal suo ingresso la Roma già soffre molto di meno. Pensiero che più scontato non si può: impensabile una Roma senza Radja in mezzo al campo.

(dal 70’) SALAH 5,5

Tenuto a riposo in vista del Barca, l’egiziano viene gettato nella mischia per chiudere la partita. Palla al piede è una delizia, ma dà spesso la sensazione di non affondare quanto – e quando – potrebbe.

(dall’81’) ITURBE 6,5

Entra in campo a dieci dalla fine sostituendo Totti e formando con Salah e Gervinho il tridente meno razionale del sistema solare. Corre, inciampa e sbuffa come al solito, finché all’ultimo respiro si ritrova il campo aperto per il più invitante dei contropiede. A lui torna alla mente Verona e i mesi belli in cui di spazi così ne capitavano parecchi, e di colpo riecco l’Iturbe strappato alla Juve a suon di milioni.

GARCIA 5

La Roma vince senza prendere gol, va bene, ma la qualità della prestazione non può non preoccupare. Chiamato a ridisegnare l’assetto per l’assenza di Pjanic, il mister presenta una specie di 4-4-2 con un numero estremamente alto di adattati. Funziona ben poco – a cominciare dal duo Totti-Dzeko – ma lui ci mette un’ora buona prima di correre ai ripari. La scelta poi di tenere in campo fino alla fine l’imbarazzante Gervinho esce dall’aspetto tecnico ed entra nella parapsicologia.

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Quando gioca la Roma, il mondo si ferma. Quando riparte, per sopravvivere scrivo sceneggiature.
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