Chissà che cosa avrebbe scritto Pier Paolo Pasolini sui fratelli Della Valle. Probabilmente niente, che lui si occupava di cose più serie. Fatto sta che a noi sono tornati in mente gli Scritti Corsari in cui il grande intellettuale definiva l’Italia “paese senza memoria”, quando abbiamo letto delle accuse lanciate da Andrea Della Valle contro la Roma per mancata lealtà sportiva. Perché in questa nostra valle di smemorati ci si dimentica che nel polverone di calciopoli, che ha sconvolto il calcio italiano dieci anni fa, i fratellini Della Valle c’erano dentro eccome. Toh, proprio con l’accusa di slealtà sportiva. E con un bel posto in prima fila: su 19 partite sotto inchiesta, 5 vedevano protagonista la loro Fiorentina. A seguito di una richiesta di radiazione – capito bene: radiazione – i Della Valle se la cavarono con una condanna a un anno e tre mesi. A salvarli, prima l’indulto e poi la prescrizione che ha dato un colpo di spugna che ha risolto all’italiana la scandalosa questione. Di assoluzioni, per i Della Valle, neanche l’ombra. Solo un bel sospiro di sollievo e la consapevolezza di poter tornare a parlare, a tempo perso e a loro piacendo, di “lealtà sportiva”.
Nella Valle dei senza memoria
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