Non convocato per l’Opening Day, probabilmente anche per risparmiargli i sicuri fischi dell’Olimpico, Mattia Destro potrebbe firmare per il Bologna tra poche ore. Il trasferimento porterà nelle casse della Roma circa 10 milioni di euro (1 per il prestito, 9 per il riscatto).
Il condizionale è d’obbligo quando si parla del centravanti ascolano, considerando le sue discutibili scelte in fatto di trasferimenti. Dopo aver rifiutato Wolfsburg e Tottenham per poi unirsi al Milan in pieno naufragio tecnico (e nemmeno lì è riuscito a trovare un posto da titolare) solo poche settimane fa ha declinato l’offerta del Monaco per poi constatare che le uniche squadre ancora interessate alla sue prestazioni erano Norwich City e Bologna.
Un po’ per la vicinanza (Bologna – Ascoli si fa in tre ore, ancora meno ne servono per Milano), un po’ per la lingua, un po’ perché il progetto guidato da Corvino e Delio Rossi è interessante, Destro sembra essersi convinto che se vuole una chance di tornare nel giro delle grandi squadre deve giocare con continuità.
Vista dall’esterno è incredibile la parabola discendente dell’attaccante. Soprattutto è sbalorditiva la sua involuzione. Da giocatore capace di far reparto da solo, determinato, aggressivo, dinamico è diventato statico e capace di giocare in un raggio d’azione limitato in area di rigore.
Emblematica in questo senso l’intervista di pochi giorni fa del Corriere di Bologna a Giuseppe Sannino, l’allenatore che l’ha lanciato in Serie A:
“Se Mattia capirà che ha ancora un ampio margine di crescita, se capirà che il calcio è meraviglioso, potrà dare tantissimo. Deve lasciarsi il passato alle spalle e sapere che quello che conta è il futuro, non quel che si è stati prima. Deve darsi da fare. Destro è fortissimo dentro l’area avversaria, ma al Bologna dovrà anche guardarsi intorno e cercarseli i palloni. Deve far vedere, non più intravedere, le sue potenzialità. Ha qualità immense.”
Ci sarebbe da scrivere qualcosa anche sul suo atteggiamento ma sono valutazioni che, a breve, non riguarderanno più la Roma.
Andrea
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