Dzeko e il delirio di Fiumicino

Posted on ago 7 2015 - 2:02am by Redazione

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Qualche giorno fa, quando il mercato ristagnava, non immaginavamo una giornata come quella di ieri. Salah è stato ufficializzato pochi minuti prima che l’aereo di Dzeko toccasse terra a Fiumicino. Una “doppietta” fantastica!

Ecco come Saccà su “Il Messaggero” descrive il delirio di ieri a Fiumicino.

È il delirio all’aeroporto di Fiumicino. Un delirio colorato di giallorosso, tutto dedicato a Edin Dzeko, il nuovo acquisto della Roma. Millecinquecento tifosi adoranti riversati fra i terminal e i vacanzieri, e cori, canti, bandiere, palpiti da scudetto. Visto da vicino, sembra l’arrivo di Diego Maradona a Napoli o di Leo Messi a Barcellona. «Forza Roma», sibila Edin, più spaesato dall’affetto che felice. Avrà tempo per comprendere. Decollato da Amsterdam alle 17.25,l’Airbus A320 dell’Alitalia marcato Ei-dsy tocca la pista 16L di Fiumicino alle 19.08: Dzeko è a bordo e ancora non immagina l’onda montante dei supporter. «In bocca al lupo!», scrive l’Alitalia (e centomilavoci.com è tra i primi a pubblicare la foto n.d.r.) su twitter. Intanto l’urlo sale nell’aerostazione, i tifosi arrivano in massa, donne, anziani, bimbi, foderati dalle sciarpe, dalle maglie, dalle bandiere. «Olé, olé, olé, olééé, Dzekooo, Dzekooo», è la danza che ha il profumo del trionfo. Guardare i volti dei viaggiatori, lì di passaggio, è leggere un libro di fiabe: tanti sorridono, pochi ci credono. IL VARCO 5. All’inizio l’appuntamento è fissato agli arrivi del terminal 1. Mala concitazione è troppa, ed eccessiva la felicità, volata oltre i confini del consentito. Così, i vertici dell’aeroporto decidono: Dzeko rischia di paralizzare un intero aeroporto, «e domani chi li sente i giornali…». Rasentando il limite della disorganizzazione, si sceglie dunque di spostare i tifosi verso la decentrata area tecnica di Fiumicino, a due passi dagli hangar della manutenzione degli aerei. Ne vien fuori un’immagine impensata: contro il sole calante di agosto, uno smisurato serpentone di tifosi della Roma in marcia verso palazzine specchiate e bordate di verde, accompagnato da squilli di clacson e da caroselli da derby. Alle 19.40, l’apparizione. Accompagnato dai procuratori e dal papà, Dzeko finalmente si affaccia al varco 5 dell’area tecnica: davanti a sé, un muro di tifosi che esplodono e scandiscono le cinque lettere del suo nome. «Dzek000, Dzek000». È l’istante in cui scocca una scintilla infinita, è amore a prima vista (e vita): i più di 1.500 supporter a lui consegneranno i sogni tricolori, nella certezza tifosa di non essere delusi. Giacca e maglietta neri, jeans grigi e una sciarpetta bianca della Roma, il bosniaco è incredulo mentre l’urlo della sua nuova gente tocca il cielo: un bimbo gli si avvicina e in cambio riceve una sciarpa, poi è il momento di un ragazzo disabile, salutato con una carezza sul viso. I tifosi però non resistono e, pur di rubare un ricordo, arrivano ad arrampicarsi sulle ringhiere, a scalare le inferriate con tanto di filo spinato, a forzare il cordone di poliziotti in tenuta anti-sommossa. Chiaro che l’emozione sia contagiosa; così Dzeko compie il gesto più semplice: prende lo smartphone, si volta e, spalle alla muraglia di persone, scatta il suo primo selfie da romanista. Ma è qui che nasce il problema: come uscire dal quel mare di gioia? Impossibile ritardare: Rudi Garcia è a Trigoria ad aspettare. E con lui Sabatini, Pjanic, De Sanctis e Ljajic. E quindi, sprezzante del pericolo, Dzeko sale sull’auto della Roma e si tuffa nell’oceano giallorosso, scortato da una volante della polizia: e non si conteranno i colpi che i tifosi faranno rimbombare sui vetri della macchina. «Vinceremo, vinceremo il tricolor». E mentre Edin si lascia inghiottire dalle strade della città, pronto oggi per le visite mediche, l’aeroporto riprende il suo andare di sempre, ignaro di aver assistito a una pagina di storia della Roma. E domani, forse, esordio a Valencia.

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  1. alberto 7 agosto 2015 at 16:24 - Reply

    Ecco questo magari mi sembra un po’ esagerato. Non l’articolo, per carità, ma l’atteggiamento euforico. Speriamo bene

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